| Tipo di arma | Spada |
| Rarità | ★★★★★★ |
Era tarda notte. Vedevi del fumo fuoriuscire dall'officina accanto. Il rumore del martello che colpiva l'incudine si sentiva nel raggio di tre isolati. Era forte, intenzionale.
"Cosa starà cercando di dimostrare?" Non volevi pensarci, ma all'improvviso ti sei ricordata della vicina pazza che borbottava di aver quasi completato il suo lavoro. Così ti sei voltata e ti sei diretta verso la porta accanto mentre indossavi la giacca, borbottando tra te e te: "Talos non voglia che la forgi davvero".
Braci incandescenti fluttuavano attraverso la fessura della porta dell'officina. In quel momento, ti pentisti di aver indossato la giacca, perché faceva un caldo terribile. La luce del fuoco attirò anche la vagabonda che viveva a tre isolati di distanza. Indossava qualcosa di più fresco e iniziò subito a deriderti.
"Idiota. Guardati, tutta imbacuccata. Quand'è stata l'ultima volta che hai acceso la fornace della tua fucina?" La vagabonda parlava in quel modo da quando aveva imparato a gattonare: avvelenava le sue armi con la saliva.
L'hai ignorata e hai spinto la porta per aprirla. L'intera casa era inondata dal bagliore infuocato della fucina. La pazza era in piedi accanto ad essa, e proruppe in una risata isterica non appena vi vide entrare nel suo laboratorio.
"È troppo tardi! Sarò io a dare vita a quest'arma!" La pazza era completamente madida di sudore, il suo volto era contratto in una maschera di fanatismo.
La vagabonda si avvicinò alla fucina e osservò il ferrium incandescente. Il suo tono si fece cupo mentre pronunciava queste parole: "Qui si mette male. La sta forgiando per davvero".
Sentivi l'invidia salirti dalle viscere. Ti venne voglia di vomitare.
Anche se ora vi odiavate a morte, una volta voi tre eravate migliori amiche. Avevate dimenticato da dov'era scaturito l'odio, o forse eravate semplicemente cresciute insieme. Anche tutte quelle sere passate a bere insieme erano svanite dai vostri ricordi. L'unica cosa che ricordavate era quella profezia che si era diffusa in tutta Seš'qa: "Quest'inverno nascerà un'arma leggendaria. E solo tre fabbri potranno sperare di realizzare quest'impresa". Per fortuna (o sfortuna), voi tre eravate i migliori fabbri della città.
Da allora, tutt'e tre eravate diventate ossessionate dall'idea di forgiare l'arma leggendaria prima delle altre due. Ogni incontro era diventato un complotto e un tentativo di sorpassare le altre e cacciarle dalla città.
In quel momento, sia tu che la vagabonda eravate senza parole. A un fabbro esperto bastava un solo sguardo per capire l'immenso potere racchiuso nel fuoco. La pazza azionò il mantice per aumentare la temperatura della fornace, ma per quanto ci provasse, non ne voleva sapere di diventare più calda. Sospirò e si asciugò il sudore dal viso.
Il volto della vagabonda si incupì mentre gongolava: "Fallirai".
La pazza, tuttavia, non batté ciglio. Si limitò a ridere: "Tutt'altro!" e con questo, si tagliò la gola. Il sangue caldo sgorgò come lava e si riversò nella fornace.
Tu e la vagabonda vi lanciaste insieme, ma era troppo tardi: la pazza cadde nella fornace e un'esplosione assordante riecheggiò per tutta la città. Il fuoco divampò e si propagò per tutto il laboratorio. Le fiamme ruggivano con furia e minacciavano di porre fine alla notte stessa. Persino il cielo temeva ciò che stava per accadere e scaricò disperatamente una raffica di neve per spegnere l'incendio.
Mentre la temperatura continuava a salire rapidamente, guardasti la vagabonda in cerca di parole, ma decenni di tacita comprensione ti fecero capire che non c'era bisogno di dire nulla.
Ti avvicinasti al fuoco, ignorando le dolorose ustioni, e azionasti ancora una volta il mantice. L'arma nascente ronzava e si lamentava. Non era abbastanza calda, la temperatura era troppo bassa. Richiedeva una fiamma così bollente da creare un buco fumante nel cielo. La vagabonda sogghignò alla vista del fuoco che danzava nel suo sguardo. Uno scoppio di rabbia, dolore, rimpianto e ambizione, e il fuoco le esplose dagli occhi, inghiottendola completamente. Non facesti in tempo a piangere, perché la tempesta di neve notturna era implacabile: avrebbe fatto di tutto per spegnere le fiamme.
Eri la scema del gruppo che non aveva mai padroneggiato le Arti. L'unica risorsa su cui potevi fare affidamento era un controllo migliore e più preciso dei mantici. Anni di esperienza ti avevano reso una maestra nel mantenere vivo il fuoco. Il mantice si gonfiava e svuotava, mentre le fiamme danzavano e ululavano. Le lingue di fuoco ti lambivano la pelle, che lentamente cedeva come cera fusa. Ma il solo pensiero che l'arma si stesse plasmando nella sua nuova forma ti riempiva di euforia e ti faceva sorridere di soddisfazione.
Faceva male? Era molto meno doloroso dell'ultima volta che avevi combattuto, quando quella pazza ti aveva strappato un pezzo di faccia con i denti.
Prima che le fiamme ti divorassero completamente, ricordasti finalmente delle loro allegre risate nella taverna.
Le fiamme potevano anche non resistere alla bufera di neve che sarebbe durata per tutta la notte, e dopo l'incendio del laboratorio non sarebbe rimasta alcuna traccia di voi. Tuttavia, sapevate che il camino avrebbe resistito e che, al suo interno, avrebbero trovato una spada in grado di tagliare qualunque cosa al mondo.