| Tipo di arma | Spadone |
| Rarità | ★★★★★★ |
Lei lo vide meglio di chiunque altro.
Attraversare quel portale fu un viaggio leggermente più rapido di quanto avesse potuto immaginare. I suoi occhi videro illusioni e colori indescrivibili, mentre sulla pelle provava sensazioni del tutto inspiegabili. Lampi di vertigini, mormorii improvvisi e frammenti di passato, seguiti dal freddo pungente dell'inverno che si trasformava in qualcosa di perfino più gelido. Tutto le sembrò estremamente reale.
Chiese immediatamente a coloro che la circondavano cosa avessero visto, e ognuno diede risposte diverse. Per alcuni, era finito tutto nel giro di un attimo. Altri ansimavano per la stanchezza, sostenendo di essere rimasti in stasi per giorni interi.
Lei voleva saperne di più su ciò che aveva visto, poiché la curiosità faceva parte della sua natura. Passò ore a memorizzare frammenti, linee e incostanti sfumature di colori. Eppure tutto rimase effimero e privo di senso, come gli stravaganti sogni a occhi aperti della primavera.
Poi vide un raggio quasi impalpabile, e davanti a lei comparì un fazzoletto di cieli stellati non coperti dalla Barriera.
Vide Talos.
Il tempo non portò l'alba nelle regioni polari di Talos-II. Quell'enorme nuovo mondo dominava la vista di chiunque e le afferrò l'anima con una potenza che superava di gran lunga le Arti del Re Stregone in persona. Non poteva evitare il suo sguardo. Non avrebbe mai potuto immaginare il modo in cui quel fenomeno celeste, del tutto naturale, l'avrebbe estasiata in un momento della sua vita in cui desiderava solo conoscenza e ricchezza. Anzi, non era poi così certa che quella vista dell'universo potesse essere classificata come un fenomeno naturale.
Si prese del tempo per osservare Talos. Una sfera gigantesca, eppure quasi totalmente immobile, velata di un azzurro pallido e adornata da anelli simili a frange di petali, quasi come i graziosi nastri che aveva visto solo sulla macchina da cucire della zia. Mentre continuava a osservare, si rese conto che l'immobilità di Talos non era che un'illusione ottica: si muoveva in modo quasi impercettibile, scintillando con una delicatezza quasi poetica. Riusciva a sentire il rumore del vento.
Poi, il movimento si fermò di colpo, e Talos tornò a essere un gigante immobile. Il suo cuore si mise a battere all'impazzata mentre esplosioni irregolari di pensieri, ricordi e idee le inondavano la mente. Ricordò quando diede il suo primo esame sulle Arti, quand'era ancora una ragazzina, e vide il momento in cui terminò gli studi avanzati al Pinnacolo. Vide i suoi genitori, il suo mentore, la mano che si allungava verso di lei da sotto le rovine devastate e la sabbia che scorreva in lontananza. Le ultime cose che vide mentre cercava di stabilizzare il suo passo lungo la costa oscura furono il suo stesso viso, i cieli di Leithanien e gli amici d'infanzia con cui era solita contare le stelle. In tutti i loro volti era riflesso il suo.
Per la prima volta nella sua vita, provò il potente impulso dell'amore passionale. Il suo cuore desiderava Talos, e lei avrebbe fatto di tutto per toccare quella grande sfera.
Era convinta che quell'enorme corpo celeste fosse il nodo che teneva tutto insieme.
E quel legame fece sussurrare un canto all'Originium che scorreva in lei.
Quello fu il giorno in cui smise di cambiare, destinata a diventare una creatura semi-immortale, antica quanto il mondo di cui si era perdutamente innamorata.